Riflessioni Post-Giubileo


Ora che la pesante porta della basilica di san Pietro sta per chiudersi, si spalanca davanti ad ogni cristiano una strada nuova, che gli avvenimenti e le riflessioni di quest’anno straordinario hanno tracciato per ciascuno di noi. Inizia il “Giubileo degli oppressi”. Infatti sono le idee, che si radicano nella testa e diventano convincenti, che spingono all’azione; come pure la fede che arde nei cuori e spalanca gli occhi alla realtà . Convinzione e fede fanno marciare il mondo. In un recente incontro Arturo Paoli, Piccolo Fratello di Gesù, ha detto: “La richiesta di perdono, fatta dal Papa e da noi tutti, é commovente. Ma é come dare l’aspirina ad una persona che ha un tumore e sta morendo. l’Occidente cristiano é profondamente, gravemente ammalato, e resterà tale finché non cominciamo a vivere in un altro modo; finché non capiremo che la solidarietà con i poveri non é questione di buon cuore, ma é uscire dalla colpa, liberarsi dal peccato, trovare la nostra vera identità , rendere giustizia”. l’Anno Giubilare é stato un momento privilegiato per riflettere sui problemi che affliggono il mondo: come il debito estero, la schiavitù, lo sfruttamento dei bambini, la distribuzione della terra. Ma é fondamentale che tutto questo non rimanga per noi sul semplice livello della riflessione. àˆ necessario che segua un’azione concreta, perché solo così si può sperare di modificare la condizione attuale. Ad esempio: ragionare sulla globalizzazione non significa procedere per luoghi comuni, ma esaminarla e sezionarla per capire cos’é, chi la controlla, come influisce concretamente sulla vita di quella parte di umanità che resta tagliata fuori dalle grandi decisioni. E poi mettere a punto delle linee di azione, nella Chiesa e fuori. “Millennio degli esclusi, non solo utopia” é stato l’oggetto di una ‘due-giorni’ a Verona, incentrata principalmente sui quattro temi chiave giubilari: la liberazione dalla schiavitù (di ogni tipo di schiavitù!), condono del debito estero, restituzione delle terre, distribuzione delle ricchezze. Abbiamo creduto e lottato affinché il Novecento potesse chiudersi nella pace e nel pieno sviluppo dell’intera umanità . Pensavamo di poter cogliere il frutto di tante lotte sociali. Avremmo voluto consegnare alle future generazioni un mondo migliore in cui crescere. Invece anche questo millennio é iniziato con altri conflitti, nuovi disastri e una povertà antica che continua ad espandersi; mentre la forbice che separa una piccola parte di privilegiati dalla massa dei poveri del mondo continua a divaricarsi. Affermava ultimamente Angela Comelli, presidente di Mani Tese: “Noi vogliamo che la crescita della ricchezza non si trasformi in speculazione, ma in benessere per tutti. Pensiamo che le opportunità offerte dalla scienza debbano soddisfare i bisogni fondamentali della gente e non di un solo gruppo di consumatori”. Per questo non vogliamo arrenderci. Insieme si può.

(di padre Ettore Fasolini, saveriano)

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